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LA SCOPERTA DELL'AMERICA: "LA PENA DI MORTE È UN FALLIMENTO" PDF Stampa E-mail
 
23-02-2010 20:19

Pagina vista : 230    


L'American Law Institute (ALI), l'istituto giuridico, composto da oltre
quattromila membri tra giudici, avvocati e professori universitari, che nel
1962 aveva creato la struttura di base del moderno sistema che regola
l'applicazione della pena capitale negli Stati Uniti, ha definito
ufficialmente lo stesso sistema "un fallimento".
Il motivo principale di questa presa di distanze da parte dello stesso
istituto che aveva creato l'attuale sistema giuridico capitale è
rappresentato - udite, udite - dall'arbitrarietà delle decisioni su chi
debba essere punito con la pena di morte.
In altre parole, hanno scoperto che sono troppi gli elementi che
contribuiscono a rendere arbitraria la decisione di mandare a morte un
essere umano: tra cui la razza, la mediocrità di avvocati poco pagati e il
rischio di condannare persone innocenti. Ma che bella scoperta!

Indubbiamente questa dichiarazione dell'ALI è un fatto positivo, ma nel
frattempo, mentre quasi tutti i candidati politici americani hanno usato la
pena di morte come argomento di campagna elettorale, dal 1976, quando la
pena capitale e' stata reintrodotta nell'ordinamento degli Stati Uniti, ad
oggi sono state uccise 1188 persone. Ancora nel 2009 nei tribunali
statunitensi sono state comminate 106 sentenze capitali, di cui 52 eseguite.
Ovviamente non ci facciamo troppe illusioni: questa notizia, anche se
positiva, è una goccia nel mare. I paesi in cui la pena di morte è una
pratica consueta sono ancora 46, per un totale di 5.700 esseri umani uccisi
dal boia solo nel 2008. Il 90% di tali esecuzioni sono avvenute in Cina,
poi
c'è l'Iran con 346 esecuzioni e l'Arabia Saudita con 102 decapitati nei
cortili fuori le moschee. Tutto questo solo nell'anno 2008.

La lotta per l'abolizione della pena di morte è ancora lunga, nonostante il
numero dei paesi che hanno abbandonato la pratica della pena di morte
continua ad aumentare.

La lotta continua, partendo dal bisogno di immaginare il futuro sulla
spinta
dell'esperienza passata e dell'intenzione di migliorare la situazione
presente, affinché l'umanità, nel suo lento progresso, possa trasformarsi
eliminando gli atti di violenza che alcuni esseri umani esercitano nei
confronti degli altri.
Quando questo accadrà, la pena di morte non esisterà più negli ordinamenti
giuridici di tutto il mondo e si passerà dalla preistoria a una storia
pienamente umana.

Carlo Olivieri
umanista

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