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DOVE METTERETE LE CENTRALI?E LE SCORIE? PDF Stampa E-mail
 
23-02-2010 20:34

Pagina vista : 254    


Giorgio Nebbia 
Il decreto governativo che avvia (vorrebbe avviare) la costruzione delle
quattro centrali nucleari... 
Il decreto governativo che avvia (vorrebbe avviare) la costruzione delle
quattro centrali nucleari che tanto stanno a cuore al potere economico e
finanziario, è destinato ad innescare una lunga stagione di conflitti,
simili a quelli che negli anni settanta e ottanta hanno affossato
l’altro programma nucleare del governo di allora. Tanto per cominciare
il governo dovrebbe trovare qualche posto, forse un paio di posti, in
cui mettere le centrali e in Italia non c’è nessun luogo adatto, sulla
base dei parametri che il decreto dice che dovranno essere presi in
considerazione.

Un luogo che abbia a disposizione grandi quantità di acqua di
raffreddamento delle turbine, in cui non venga alterata la biodiversità,
in condizioni geologiche e geofisiche in grado di sostenere l’impatto di
grandi strutture come quelle delle centrali nucleari con reattori del
tipo EPR3, di progetto e costruzione francese; un luogo in cui non
esistano rilevanti presenze paesaggistiche e storico-architettoniche, di
facile accessibilità, distante da aree abitate e da infrastrutture di
trasporti, in cui sia accessibile il collegamento alla rete elettrica
nazionale e lontano da rischi potenziali di attività umane.

Un insediamento nel sito di cui si parla maggiormente, quello di
Montalto di Castro, accanto alla centrale termoelettrica a carbone da
2400 megawatt, potrebbe usare per il raffreddamento l’acqua del mare in
cui peraltro già arrivano le acque calde rigettate dalla centrale a
carbone, ma il sito è a ridosso della linea ferroviaria e della statale
Aurelia, le due grandi vie di comunicazione che collegano il Sud
d’Italia con il Nord e la Francia; l’aria di Montalto è già inquinata
dai fumi del carbone e tutto intorno sono sorti insediamenti turistici.
Nei mesi scorsi il governo, come cortina fumogena, ha fatto mettere in
circolazione vari nomi di altre località in cui potrebbero essere
insediate le centrali, da Termini Imerese, al delta del Po, dalla Puglia
al Molise a Caorso, dove, nella golena del Po, giace la vecchia centrale
nucleare abbandonata. Un attento esame mostra che nessun luogo in Italia
è adatto come sito per una centrale nucleare secondo le norme di
sicurezza internazionali. Il governo, che con un’altra legge ha deciso
di insediare le centrali nucleari scavalcando gli enti locali, cercherà
forse di utilizzare terre demaniali o militarizzate, ma anche così, per
far passare il milione di tonnellate di cemento, acciaio, macchinari,
cariche di combustibile nucleare e cantieri, finirebbe per scontarsi con
vincoli territoriali e diritti umani. E i diritti umani non saranno
facilmente soffocati neanche con l’intervento delle forze armate.

Ancora peggiore è la situazione per quanto riguarda la sistemazione dei
residui delle attività nucleari, dei materiali altamente radioattivi già
accumulati durante la prima sciagurata avventura nucleare italiana e di
quelli che nuove centrali produrrebbero in continuazione e per decenni
in futuro. Da decenni in tutto il mondo i vari paesi cercano una
sepoltura sicura per le scorie radioattive che debbono essere tenute
lontano dalle acque e da qualsiasi forma di vita, in cimiteri che
dovrebbero essere sicuri e inaccessibili per migliaia e diecine di
migliaia di anni. Proprio di recente le due più “favorite” proposte di
depositi sotterranei di scorie nucleari, quella nella montagna di Yucca
Mountain nel Nevada, negli Stati Uniti, e quella nei giacimenti
sotterranei di sale di Gorleben in Germania, sono state abbandonate dai
rispettivi governi perché considerate inaffidabili. E così i milioni di
tonnellate di scorie radioattive restano sparse nel mondo, in
Inghilterra, e negli Stati Uniti, in Francia e Giappone, in Russia e
Cina --- e in Italia, una condanna per le generazioni future che
dovranno fare la guardia a questi depositi per tempi lunghissimi; quando
saranno passati tanti secoli quanti quelli che ci separano dai tempi dei
Faraoni, molte scorie radioattive, prodotte dalle attività militari e
dalle centrali commerciali nel mondo, avranno ancora il 70 percento
della radioattività odierna. E in queste condizioni volete continuare a
moltiplicare le centrali nucleari e proprio in Italia e proprio quando
altri paesi nucleari si stanno disimpegnando dall’avventura in cui si
sono impantanati anni fa ?

Le società industriali e quelle che si stanno avviando sulla via della
modernità avranno bisogno di energia, ma per fare che cosa ? di
elettricità per far funzionare quali macchine e dispositivi ? per
produrre quali merci ? Per motivi ecologici e geopolitica è certo
necessario utilizzare di meno le fonti combustibili fossili: carbone,
petrolio, gas naturale; la soluzione però deve essere cercata non
certo nell’energia nucleare, ma nella revisione dei cicli produttivi e
dei consumi, nell’uso delle fonti di energia rinnovabili tutte derivate,
direttamente e indirettamente, dal Sole: l’unico reattore nucleare
accettabile, alla distanza di sicurezza di 150 milioni di chilometri,
che trattiene al suo interno le sue scorie radioattive e che funziona
senza incidenti inviandoci tutta l’energia ci cui abbiamo bisogno per
sempre. L’enorme quantità di soldi che dovrebbero essere investiti in un
programma di centrali nucleari consentirebbe, in alternativa, reali
progressi nell’utilizzazione delle fonti energetiche rinnovabili che
assicurano, loro sì, lavoro, ed energia pulita disponibili ogni anno,
indipendenti dalle importazioni di materie o di tecnologie. Le centrali
nucleari appaiono così il volto più vistoso della megamacchina di cui
parlava Lewis Mumford nel 1970, la struttura tecnologica con cui il
potere economico manifesta la sua violenza contro le popolazioni e
l’ambiente.




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